Cibo · Cucina italiana

Gli abitutuni alimentari dei italiani moderni

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, scriveva nel 1825 il gastronomo francese Jean–Anthelme Brillat–Savarin nel suo libro Fisiologia del gusto. Una frase ormai celebre e un po’ abusata — ancor più nella versione ripresa dal filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, “l’uomo è ciò che mangia” — che però ben descrive quanto l’analisi di ciò che (e di come) si sceglie di mangiare sia un indicatore importante della situazione più generale di un individuo o di un’intera società, insieme naturalmente ad un’altra serie di comportamenti. È quello che prova a fare ogni anno il Rapporto Coop che, elaborando i dati ISTAT, analizza il “carrello della spesa” degli Italiani facendo il punto (e qualche previsione) sull’evoluzione dei consumi nel nostro Paese.

Tra timidi ma rincuoranti segnali di ripresa — anche nell’export –, paure vecchie ed “emergenti” (dalle minacce terroristiche alla mancanza di lavoro) e una situazione di profondo divario sociale in cui il 28,7% delle famiglie— un italiano su 4 — è a rischio povertà o esclusione sociale, i consumi alimentari fanno registrare da un lato una maggiore attenzione e consapevolezza a ciò che si compra e si mangia, dall’altro una predisposizione a gratificarsi con l’acquisto di prodotti di “lusso” e con l’approccio al cibo come esperienza più che come semplice bene di sussistenza.

Vediamo più nel dettaglio questi aspetti, efficacemente illustrati nelle infografiche del rapporto. Intanto, le parole “cibo” e “prodotti alimentari italiani” rientrano tra quelle maggiormente condivise dagli intervistati per il futuro insieme ad altre come “lavoro”, “speranza” e “famiglia”.

Nel trend di maggiore attenzione alla salute e all’attività sportiva — che conferma gli Italiani come la popolazione più sana del pianeta, nonostante le difficoltà di accesso alle cure e un’autopercezione di buona salute in calo — rientra anche la diminuzione di consumatori di bevande alcoliche, che dal 2006 al 2016 sono passati dall’81,1% al 77,3% sul totale della popolazione con almeno 11 anni che ha consumato alcolici almeno una volta l’anno.

Salute, alimentazione e tempo libero sono tra i principali “lussi” che si concedono gli Italiani: in particolare, la spesa alimentare media per componente delle famiglie italiane è aumentata del 9% tra il 2006 e il 2015; in crescita anche la spesa per salute e servizi e tempo libero, mentre per altre voci come abbigliamento e casa è in calo. Salute e alimentazione si confermano interconnesse: nel carrello della spesa degli “alto-spendenti” (il 20% di famiglie con la più alta spesa per singolo componente) finiscono più spesso pane e cereali e ortaggi e legumi mentre calano gli acquisti di carne, dolciumi, uova e latticini; crescita confermata anche per il 2017 con un aumento di budget per l’acquisto di pesce, frutta e verdura.

Insomma, il cibo si afferma sempre più come “cura” oltre che come piacere; lo dimostra il grande apprezzamento per i cosiddetti superfood e i cibi considerati terapeutici (avocado e zenzero in primis) che valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media. Ben il 46% degli Italiani pensa infatti che i superfood — tra quelli più in voga: polvere di maca, semi di chia, bacche di acaj e goji mentre sono in calo aglio nero, kamut e soia — siano utili per trattare e prevenire le malattie, mentre per un intervistato su tre la loro assunzione è alternativa alle medicine tradizionali. Ma la preferenza per prodotti più sani riguarda anche quelli più comuni, per esempio nel confronto tra latte uht (-4,6%) e quello ad alta digeribilità (+174,4%) e tra le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) e quelle allevate a terra (+15%), per non parlare del successo di prodotti integrali, senza glutine, senza lattosio.

Dall’altro lato — ma non sempre in contrasto — c’è l’aspetto edonistico ed “esperienziale” del cibo. Dopo anni di rinunce e ristrettezze e di “caccia alle promozioni”, il 2017 segna la fine del downgrading della spesa privilegiando al basso costo la qualità e la sperimentazione: il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità. Il “carrello del lusso”, colmo di filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini Doc ma pure di cibi etnici e pronti, ha superato l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno.

Anche in questo caso, spesso la qualità non è solo status symbol o appagamento sensoriale ma si lega a bisogni di sicurezza e benessere come testimonia il 56,4% di consumatori che dichiara di legge con attenzione le etichette dei cibi. Altre grandi passioni degli Italiani sono il biologico(apprezzato dal 40% degli Italiani, al primo posto in Europa) e il cibo local: ben il 70% preferisce acquistare alimenti prodotti nel territorio di residenza.

Poi, naturalmente, c’è anche l’aspetto di moda e soprattutto social. Il cibo è esperienza da vivere ma anche da condividere e non più solo a tavola, come testimoniano 130 milioni di risultati indicizzati su Instagram con la parola #foodporn. Le scelte alimentari — che si tratti di ristoranti gourmet o stili alimentari come il veganesimo — sono sempre più rappresentazione della propria identità individuale ma anche della propensione alla sperimentazione: se c’è chi fa della propria dieta una questione etica, c’è anche chi adotta stili più fluidi e si comporta da vero e proprio “nomade alimentare”, soprattutto tra i più giovani. Una delle sfide per la GDO sarà quella di intercettare questi “sperimentatori del gusto” rendendo l’esperienza del fare la spesa semplice e comoda ma anche stimolante.

 

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